[Info-area3] AVVISO: Mostra di Enzo Sbarra "18 sbarra 18" Diciotto artisti interpretano l'opera "Alma Mater" di Enzo Sbarra: 12-22 maggio 2015 - Complesso San Niccolo' (p.t.) - Via Roma, 56 - Siena.

Josef De Vito josef.devito a unisi.it
Lun 11 Maggio 2015 09:52:05 CEST


AVVISO

Su indicazione dei Docenti organizzatori e degli Enti promotori, si 
avvisa del seguente, prossimo Evento, al quale la S.V. e' cordialmente 
invitata a partecipare.

In calce alla presente una Nota Esplicativa del Docente 
proponente/organizzatore, Prof. Gioachino Chiarini.

Distinti saluti.

p. Enti promotori, p. Docente organizzatore: La Segreteria Dpt. FCLAM - 
UNISI.
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Universita' degli Studi di Siena


Dipartimento Scienze storiche 
                                    Dipartimento Filologia e critica delle
e dei beni culturali                                          Warburg 
Italia                              letterature antiche e moderne


presentano una mostra di

Enzo Sbarra

“18 sbarra 18”

Diciotto artisti interpretano l’opera “Alma Mater” di Enzo Sbarra

(Alberto Masala, Anna Lisei, Davide Masi, Filippo Muzii, Giampietro 
Huber, Giovanni Battista
Ambrosini, Guido Grillini, Irene Monti, Luca Guenzi, Mary Coppola, 
Maurizio Buttazzo, Monica
Nannini, Romana Marzaduri, Sara Baldis, Silla Guerrini, Sophie Martin, 
Stefano Aspiranti e
Vladimiro Pelliciardi)

e il fotografo li ritrae in altrettanti scatti fotografici

COMPLESSO UNIVERSITARIO DI SAN NICCOLO’, P.T.

via Roma 56 – 53100 Siena

Martedi' 12 – Venerdi' 22 maggio 2015

Apertura, da lunedi' a venerdi',  8,15 – 19,45

L’ INAUGURAZIONE, martedi' 12 maggio ore 18,

sara' preceduta alle ore 16

da un incontro-lezione con gli studenti

del prof. Massimo Bignardi,

Direttore della Scuola di Specializzazione in beni storico-artistici,
con la partecipazione di Enzo Sbarra, Vladimiro Pelliciardi e Gioachino 
Chiarini

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Nota del Prof. G. Chiarini:


UN SANTUARIO LAICO
     All’inizio può sembrare uno di quei giochi a concorso 
saltuariamente proposti dalla ‘Settimana enigmistica’ ai suoi lettori: 
un segno, un ghirigoro qualsiasi nel bel mezzo di una pagina bianca, i 
concorrenti devono partire da quel significante incompleto e comporre un 
disegno, che lo includa, provvisto di significato: in un’inarcatura 
sghimbescia sospesa nel vuoto c’è chi vedrà l’ansa di un vaso, chi un 
naso, chi il lobo di un orecchio, chi un amo, chi una babbuccia di 
odalisca, chi il ciuffo di un monello, e così avanti.

        Ma il gioco proposto da Enzo Sbarra, tra il 2007 e 2008, ai 
diciotto ‘concorrenti’, scelti dai più diversi settori dell’attività 
intellettuale e artistica, ha come punto di partenza un’immagine 
tutt’altro che sprovvista di significato: si tratta del suggestivo 
ritratto fotografico della moglie col primo figlio (Alma mater), da lui 
stesso realizzato qualche anno prima e già sperimentato in prima battuta 
come solitario ‘incontro a sorpresa’ con la gente in giro per Bologna 
nei luoghi più impensati della città, secondo modalità spiritosamente 
denominate ‘Museo inesistente’.

        Tale ritratto, affidato come spunto iniziale peri diciotto 
prescelti, è già talmente significativo di suo e di suo in tal misura 
traboccante di interrogativi (sia immediati: cosa pensa, cosa prova la 
Madre?, dove guarda il Figlio? sia ancestrali: cos’è la Maternità?, 
quali e quante energie e potenzialità accompagnano la Figlitudine?), che 
le successive diversissime, originali interpretazioni datene da ciascuno 
non fanno che moltiplicare significati e interrogativi in un gioco di 
specchi praticamente infinito e capace di suscitare a sua volta nel 
fruitore una catena di ulteriori reazioni e sensazioni non meno 
molteplici e varie.

        E questo anche grazie al metodo felicemente adottato di 
affiancare all’immagine intitolata ‘Alma mater’ rielaborata, integrata, 
corretta – in definitiva ricreata - da ciascuno il ritratto di quel 
singolo autore colto fotograficamente da Sbarra in un atteggiamento 
volutamente rivelatore del senso, o almeno delle porzioni di senso, le 
più immediate, da attribuire a quello specifico atto ricreativo (si 
potrebbe parlare di “lato B” di ciascuna reinvenzione).

        Il meccanismo attuato finisce immancabilmente per fare dei 
fruitori un secondo cerchio di ulteriori e non sempre solo improvvisati 
interpreti, quasi dei ‘terzi’ autori del modello iniziale.

        Nell’antica Capua (*) sorgeva un importante Santuario dedicato a 
una Dea della Maternità (in mancanza di testimonianze sicure 
convenzionalmente assimilata a una di esse, Mater Matuta) nel quale le 
donne consacravano alla Dea, sia per supplicarne la protezione, sia 
soprattutto come ex-voto, statue che le raffiguravano con uno o più 
bambini tra le braccia: la posa di ciascuna era, con minime variazioni, 
la stessa della Dea, sia per l’atteggiamento protettivo e accogliente 
nei confronti della più o meno numerosa prole, sia per il trono su cui 
si facevano rappresentare solennemente assise – quasi che la Dea le 
avesse precedute in quell’atteggiamento, e che loro stesse, ciascuna e 
ogni volta, fosse stata fatta Dea dalla Maternità.

        Tra il VI e il I secolo avanti Cristo si andò in tal modo 
formando, prima dentro, poi anche fuori dal Santuario un vasto bosco di 
statue, eclatante tributo al mistero della generazione che consentiva il 
perpetuarsi della comunità. Enzo Sbarra ha come riattivato questo 
meccanismo di moltiplicazione del divino secondo un ritmo virtualmente 
interminabile, trasportandone laicamente la realizzazione nel ‘qui e 
adesso’, e affidando a ciascuno dei diciotto artisti iniziali, poi a 
ciascun fruitore il compito di continuarlo. Il bosco di statue si allarga.

Gioachino Chiarini

(*) Traggo lo spunto che segue dal Catalogo della Mostra MATER. Percorsi 
simbolici della maternità, Parma, Palazzo del Governatore, 8 marzo-28 
giugno 2015, “L’Erma” di Bretschneider 2015
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